15.II.35.
Partenza per la casa paterna per alcuni giorni, in visita a mia madre morente. Quando venni a sapere che mia madre era gravemente malata, ormai prossima alla morte e mi chiedeva di andare a trovarla, perché desiderava incontrarsi con me ancora una volta prima di morire, in quel momento mi si risvegliarono tutti i sentimenti del cuore. Come figlia sinceramente affezionata alla propria madre, desideravo ardentemente esaudire il suo desiderio, ma lasciai a Dio la decisione e mi rimisi completamente alla Sua volontà. Non tenendo conto del dolore del mio cuore, mi affidai alla volontà di Dio. La mattina del giorno del mio onomastico, il 15 febbraio, la Madre Superiora mi consegnò un'altra lettera della mia famiglia e mi diede il permesso di andare a casa, per esaudire il desiderio della madre morente. Cominciai subito a prepararmi per il viaggio e la sera partii da Wilno. Offrii tutta la notte per mia madre gravemente ammalata, affinché Dio le concedesse la grazia che le sofferenze che stava attraversando non perdessero nulla del loro merito. Durante il viaggio ebbi una compagnia molto piacevole, infatti nello stesso scompartimento viaggiavano alcune signore appartenenti ad un sodalizio. Mi resi conto che una di esse soffriva molto e che nella sua anima si stava svolgendo una lotta accanita. Cominciai a pregare mentalmente per quellanima. Alle undici quelle signore passarono in un altro scompartimento per fare conversazione e nel frattempo nello scompartimento rimanemmo solo in due. Sentii che la mia preghiera aveva provocato in quell'anima una lotta ancora più accesa. Non cercai di confortarla, ma pregai con fervore ancora maggiore. Finalmente quell'anima si rivolse a me e mi chiese di dirle se era obbligata a mantenere una certa promessa che aveva fatto a Dio. In quello stesso momento conobbi interiormente quale era quella promessa e le risposi che era assolutamente obbligata a mantenere quell'impegno, diversamente sarebbe stata infelice per tutta la vita. Questo pensiero non le darà pace. Stupita da questa risposta, mi apri tutta la sua anima. Si trattava di una maestra che, prima di affrontare gli esami, aveva promesso a Dio che, se fosse stata promossa si sarebbe dedicata al Suo servizio, cioè sarebbe entrata in un convento. Però, dopo aver dato gli esami con esito molto favorevole, «ora mi sono lasciata prendere dal vortice del mondo e non voglio entrare in convento, ma la coscienza non mi dà pace e, nonostante i divertimenti, sono sempre scontenta». Dopo una lunga conversazione, quella persona era cambiata completamente e dichiarò che si sarebbe subito interessata, per entrare in convento. Mi chiese di pregare per lei ed io sentii che Dio non le avrebbe lesinato le grazie. La mattina arrivai a Varsavia ed alle otto di sera ero già a casa. È difficile descrivere quale grande gioia fu per i miei genitori e per tutta la famiglia. La salute di mia madre migliorò un po', ma il medico non diede alcuna speranza di una completa guarigione. Subito dopo esserci salutati, ci inginocchiammo tutti, per ringraziare Dio per esserci potuti incontrare ancora una volta tutti in questa vita. Quando osservai come pregava mio padre, mi vergognai molto, dato che io che ero vissuta tanti anni in convento non sapevo pregare con tanta sincerità e tanto fervore. Perciò ringrazio continuamente Iddio di tali genitori. Oh, come tutto è cambiato in questi dieci anni! Non mi ci oriento più. L'orto è molto più grande, è irriconoscibile, come non riconosco più i fratelli e le sorelle, che erano così piccoli ed ora sono tutti cresciuti e sono rimasta stupita di non averli trovati come quando ci siamo separati. Stasio mi accompagnava ogni giorno in chiesa. Sentivo che quella cara anima era molto gradita a Dio. L'ultimo giorno, quando non c'era più nessuno in chiesa, andai con lui davanti al Santissimo Sacramento e recitammo insieme il Te Deum. Dopo un momento di silenzio offrii quella cara anima al Cuore dolcissimo di Gesù. Quanto ho potuto pregare in quella chiesetta! Mi sono tornate in mente tutte le grazie che avevo ricevuto in quel luogo e che allora non comprendevo e di cui così spesso avevo abusato e mi sono meravigliata io stessa di essere stata tanto cieca. Mentre riflettevo su queste cose e mi rammaricavo per la mia cecità, improvvisamente ho visto Gesù nello splendore di una bellezza indicibile, che mi ha detto amabilmente: «O Mia eletta, ti concederò ancora maggiori grazie, affinché tu sia testimone per tutta l'eternità della Mia Misericordia infinita». Quei giorni a casa li ho passati in mezzo a tanta compagnia, poiché ognuno voleva vedermi e scambiare qualche parola con me. Spesso ho contato fino a 25 persone. Erano incuriositi dai miei racconti sulla vita dei santi. Immaginavo che la nostra casa appartenesse veramente a Dio, dato che ogni sera vi si parlava soltanto di Dio. Quando, stanca di raccontare e desiderosa di un po' di solitudine e di silenzio, la sera mi appartavo nel giardino per poter parlare un po' a tu per tu con Dio, anche questo non mi riusciva, poiché venivano subito i fratelli e le sorelle e mi riportavano a casa, dove dovevo continuare a parlare e con tanti occhi fissati su di me. Per fortuna riuscii a trovare il modo per riprendere fiato. Pregai i fratelli che cantassero per me, dato che avevano magnifiche voci e per di più uno suonava il violino ed un altro il mandolino. Allora potei dedicarmi alla preghiera mentale senza allontanarmi dalla loro compagnia. Un'altra cosa che mi costò molto, fu quella di dover baciare i bambini. Venivano le conoscenti coi loro bambini e mi pregavano di prenderli almeno un momento in braccio e di baciarli. Lo consideravano un gran favore e per me era un'occasione per esercitarmi nella virtù, poiché più di uno era abbastanza sporco ed allora per vincermi e non mostrare avversione, se il bambino era sporco lo baciavo due volte. Una conoscente mi portò il suo bambino malato agli occhi, che aveva pieni di pus e mi disse: «Sorella, prendilo un momentino in braccio». La natura provava un senso di ripugnanza, ma senza badare a nulla, lo presi in braccio e lo baciai due volte proprio sugli occhi infiammati e pieni di pus e pregai Dio che io facesse guarire. Ebbi molte occasioni di esercitarmi nelle virtù. Ascoltai tutti quelli che mi vollero raccontare i loro guai e notai che non c'era un solo cuore gioioso, perché non c'era un cuore che amasse sinceramente Iddio e non me ne meravigliai affatto. Mi dispiacque immensamente che non potei incontrarmi con due delle mie sorelle. Sentivo nel mio intimo in che grande pericolo erano le loro anime. Mi si stringeva il cuore dal dolore al solo pensare a loro. In un momento in cui mi sentii molto vicina a Dio, chiesi fervorosamente al Signore la sua grazia per loro ed il Signore mi rispose: Concedo loro non solo le grazie necessarie, ma anche grazie particolari. Compresi che il Signore le avrebbe chiamate ad una più stretta unione con Sé. Godo enormemente al pensiero che nella nostra famiglia regna un così grande amore. Quando salutai i genitori e li pregai di benedirmi, sentii la potenza della grazia di Dio che scendeva nella mia anima. Mio padre, mia madre e la madrina del battesimo, mi diedero la loro benedizione piangendo e mi augurarono la massima fedeltà alla grazia di Dio e mi dissero di non dimenticare mai le tante grazie che Dio mi aveva concesso, chiamandomi alla vita religiosa. Mi chiesero di pregare per loro. Nonostante che piangessero tutti, io non versai neppure una piccola lacrima. Cercai di essere forte e li consolai tutti come potei, ricordando loro il paradiso, dove non ci saranno più separazioni. Stasio mi accompagnò all'auto. Gli dissi quanto Dio ami le anime pure e l'assicurai che Dio era contento di lui. Quando gli parlai della bontà di Dio e di quanto si preoccupi per noi, si mise a piangere come un bambino e non ne fui sorpresa per lui, perché è un'anima pura, perciò conosce facilmente Dio. Quando presi posto nell'auto, diedi sfogo al mio cuore e piansi anch'io di gioia come una bambina, per le tante grazie che Dio aveva concesso alla nostra famiglia e poi m immersi in una preghiera di ringraziamento. La sera ero già a Varsavia. Prima di tutti salutai il Padrone di Casa e poi salutai tutta la comunità. Quando, prima di andare a riposare, entrai dal Signore per la buonanotte e chiesi perdono al Signore per aver parlato tanto poco con Lui durante il mio soggiorno a casa, ad un tratto nel mio intimo sentii una voce: «Sono molto contento di questo, che tu non abbia parlato con Me, ma che tu abbia fatto conoscere la Mia bontà alle anime e le abbia sollecitate ad amarMi». La Madre Superiora mi disse che l'indomani saremmo andate entrambe a Jozefinek «E così lei, sorella, avrà la possibilità di parlare con la Madre Generale. Mi rallegrai enormemente per questo. La Madre Generale è sempre la stessa, piena di bontà, di serenità e di spirito di Dio. Parlai a lungo con lei. Andammo alla funzione pomeridiana. Vennero cantate le litanie al Cuore dolcissimo di Gesù. il Signore Gesù venne esposto nell'ostensorio. Un momento dopo vidi Gesù Bambino, che usciva dall'Ostia e venne a riposare proprio Lui fra le mie braccia. Questo durò un attimo. Una gioia immensa inondò la mia anima. Il Bambino Gesù aveva lo stesso aspetto di quando entrai nella cappellina assieme alla Madre Superiora, e già mia Maestra di noviziato, Maria Giuseppina. Il giorno dopo ero già nell'amata Wilno. Oh, com'ero felice d'essere già tornata nel nostro convento! Mi sembrava quasi d'essermi fatta religiosa una seconda volta; non finivo di gustarmi la quiete ed il silenzio, in cui l'anima s'immerge così facilmente in Dio, tutti l'aiutano in questo e nessuno la disturba.
Quando m'immergo nella Passione del Signore, spesso durante l'adorazione vedo Gesù sotto questo aspetto: dopo la flagellazione i carnefici presero il Signore e Gli tolsero la veste, che si era già attaccata alle Piaghe. Mentre gliela toglievano le Sue Piaghe si riaprirono. Poi buttarono addosso al Signore un mantello rosso, sporco e stracciato, sulle Piaghe aperte. Quel mantello arrivava alle ginocchia solo in alcuni punti. Poi ordinarono al Signore di sedersi su un pezzo di trave, mentre veniva intrecciata una corona di spine, con la quale cinsero la sacra Testa. Gli venne messa una canna in mano e ridevano di Lui, facendoGli inchini come ad un re. Gli sputavano in faccia ed altri prendevano la canna e Gliela battevano in Testa ed altri ancora Gli procuravano dolore dandoGli pugni, altri Gli coprivano il Volto e lo schiaffeggiavano. Gesù sopportò in silenzio. Chi può comprenderlo? Chi può comprendere il Suo dolore? Gesù aveva gli occhi rivolti a terra. Sentivo quello che avveniva allora nel Cuore dolcissimo di Gesù. Ogni anima rifletta su quello che ha sofferto Gesù in quei momenti. Facevano a gara per schernire il Signore. Riflettei per conoscere da che cosa potesse derivare tanta malignità nell'uomo. E purtroppo questa deriva dal peccato. Si erano incontrati l'Amore ed il peccato. Quando andai alla santa Messa in un certo tempio assieme ad una consorella, sentii la grandezza e la Maestà di Dio; sentii che quel tempio era imbevuto di Dio. La Sua Maestà mi investì completamente e, sebbene mi spaventasse, mi riempì di serenità e di gioia. Conobbi che nulla può opporsi alla Sua Volontà. Oh, se tutte le anime sapessero Chi abita nelle nostre chiese, non ci sarebbero tanti oltraggi e tante mancanze di rispetto in quei luoghi santi. O Amore eterno ed inesplicabile, Ti chiedo una grazia: rischiara il mio intelletto con la luce dall'alto, fammi conoscere e valutare tutte le cose secondo il loro valore. Quando vengo a conoscere la verità, ho nell'anima la gioia più grande.
Spesso durante la santa Messa vedo il Signore nell'anima; sento la sua presenza, che mi trapassa da parte a parte. Avverto il Suo sguardo divino. Parlo molto con Lui senza pronunciare una parola. Conosco quello che desidera il Suo Cuore divino e faccio sempre quello che Egli preferisce. Amo alla follia e sento di essere amata da Dio. In quei momenti quando m'incontro con Dio nel profondo del mio intimo, mi sento così felice che non riesco ad esprimerlo. Sono brevi momenti, poiché più a lungo l'anima non lo sopporterebbe; dovrebbe avvenire la separazione del corpo. Benché questi momenti siano molto brevi, tuttavia la loro potenza che si comunica all'anima, rimane molto a lungo. Senza il minimo sforzo entro in un raccoglimento profondo che, una volta che mi ha investito, non diminuisce, sebbene io parli con la gente, né m'impedisce di adempire i miei doveri. Sento la Sua presenza senza alcuno sforzo dell'anima. Sento che sono unita a Dio così strettamente, come è unita una goccia d'acqua ad un oceano immenso. Questo giovedì ho provato questa grazia verso la fine delle preghiere ed è durata eccezionalmente a lungo, cioè tutto il tempo della santa Messa; pensavo di morire dalla gioia! In quei momenti conosco meglio Dio ed i Suoi attributi e conosco meglio anche me stessa e la mia miseria e stupisco che Iddio si abbassi tanto, fino ad una misera anima come la mia. Dopo la santa Messa mi sentivo completamente immersa in Dio ed avevo presente ogni Suo sguardo che giungeva fino al profondo del mio cuore. Verso mezzogiorno entrai un momento in cappella e la potenza della grazia colpì di nuovo il mio cuore. Mentre me ne Stavo assorta, satana prese un vaso di fiori e lo scagliò rabbiosamente a terra con tutte le forze. Notai tutto il suo accanimento e la sua invidia. Nella cappella non c'era nessuno, quindi mi alzai da dove stavo pregando e raccolsi i pezzi del vaso rotto e trapiantai il fiore e volevo rimetterlo a posto alla svelta, prima che entrasse qualcuno in cappella. Ma non ci riuscii, dato che entrarono subito la Madre Superiora, la suora sacrestana ed alcune altre suore. La Madre Superiora si meravigliò che avessi spostato qualche cosa sul piccolo altare e fatto cadere il vaso. La suora sacrestana mostrò il suo malcontento ed io m'impegnai a non dare spiegazioni e a non giustificarmi. Verso sera però mi sentii molto affaticata e non potei fare l'Ora santa e chiesi il permesso alla Madre Superiora di andare a riposarmi prima del solito. Appena mi misi a letto, mi addormentai subito, ma verso le undici satana diede uno scossone al mio letto. Mi svegliai immediatamente e cominciai tranquillamente a pregare il mio Angelo Custode. All'improvviso vidi le anime che stanno espiando in purgatorio. Il loro aspetto era come un'ombra e fra loro vidi molti demoni. Uno cercò di infastidirmi, gettandosi sul mio letto e sui miei piedi sotto forma di gatto ed era molto pesante, direi alcuni pud. Continuai per tutto il tempo a recitare il rosario. Sul fare del mattino quelle figure se ne andarono e potei prendere sonno. La mattina, quando arrivai in cappella, sentii nell'anima questa voce: «Sei unita a Me e non aver paura di nulla. Ma sappi questo, figlia Mia, che satana ti odia. Benché odi ogni anima, egli arde di un odio particolare contro di te, perché hai sottratto molte anime al suo dominio».
La mattina ho udito queste parole: «Da oggi al rito della risurrezione non sentirai la Mia presenza, ma la tua anima sarà colma di una grande nostalgia» ed immediatamente una grande nostalgia inondò la mia anima. Sentii il distacco dall'amato Gesù e quando si avvicinò il momento di fare la santa Comunione, vidi nel calice in ogni Ostia il Volto sofferente di Gesù. Da quel momento provai nel mio cuore una nostalgia ancora maggiore. Il Venerdì Santo, alle tre del pomeriggio, quando entrai in cappella, udii queste parole: «Desidero che quell'immagine venga pubblicamente venerata» , e subito vidi Gesù che agonizzava sulla croce fra atroci tormenti e dal Cuore di Gesù uscirono gli stessi due raggi che ci sono in quell'immagine. Sabato. Durante i vespri vidi Gesù splendente come il sole, con una veste bianca, e mi disse: «Gioisca il tuo cuore», ed una gioia grande m'inondò e mi trapassò da una parte all'altra la presenza di Dio, che è un tesoro inenarrabile per l'anima. Quando quell'immagine venne esposta, vidi il vivo movimento della mano di Gesù, che tracciò un gran segno di croce. La sera dello stesso giorno, mentre stavo mettendomi a letto, vidi che quell'immagine stava passando sopra una città e quella città era coperta di reti e trappole. Gesù passando tagliò tutte le reti ed in ultimo fece un gran segno di croce e scomparve. E mi vidi circondata da una moltitudine di figure maligne che avvampavano di un grande odio contro di me. Dalle loro bocche uscirono minacce d'ogni genere, ma nessuna mi toccò. Dopo un momento, quella apparizione scomparve, ma mi ci volle parecchio tempo per addormentarmi.
Venerdì, quando sono andata ad Ostra Brama, nel corso delle solennità durante le quali venne esposta quell'immagine, sono stata presente alla predica tenuta dal mio confessore. Quella predica trattava della Misericordia di Dio. Era la prima di quelle richieste dal Signore Gesù da tanto tempo. Quando cominciò a parlare della grande Misericordia del Signore, l'immagine prese un aspetto vivo ed i raggi penetrarono nei cuori della gente riunita, però non in egual misura; alcuni ricevettero di più, altri meno. Vedendo la grazia di Dio, la mia anima fu inondata da una grande gioia. Improvvisamente udii queste parole: «Tu sei testimone della Mia Misericordia. Starai per i secoli davanti al Mio trono come viva testimone della Mia Misericordia». Finita la predica, non attesi la fine della funzione, perché avevo fretta di tornare a casa. Fatti pochi passi, mi venne sbarrata la strada da una moltitudine di spiriti del male, che mi minacciarono terribili tormenti, mentre si udivano queste voci: «Ci ha portato via tutto quello per cui avevamo lavorato per tanti anni». Quando domandai loro: «Da dove venite in tale moltitudine?», quelle figure maligne mi risposero: «Dai cuori degli uomini. Non ci torturare!». Vedendo allora l'odio tremendo che avevano contro di me, chiesi aiuto all'Angelo Custode ed in un attimo comparve la figura luminosa e raggiante dell'Angelo Custode, che mi disse: «Non temere, sposa del mio Signore; questi spiriti non ti faranno nulla di male senza il Suo permesso». Quegli spiriti maligni scomparvero immediatamente ed il fedele Angelo Custode mi accompagnò in modo visibile fin dentro casa. Il suo sguardo era modesto e sereno e dalla fronte gli usciva un raggio di fuoco. O Gesù, desidererei faticare, stancarmi fino alla spossatezza e soffrire per tutta la vita per quest'unico momento, in cui ho visto la Tua gloria, o Signore, ed i benefici che ne ricavano le anime
Domenica in Albis, cioè festa della Misericordia del Signore, chiusura del Giubileo della Redenzione. Quando andammo a quella solenne funzione, il cuore mi batteva dalla gioia, poiché quelle due solennità erano unite strettamente fra di loro. Pregai Iddio perché concedesse Misericordia alle anime dei peccatori. Quando la funzione stava per finire ed il sacerdote prese il Santissimo Sacramento per impartire la benedizione, tutto a un tratto vidi il Signore Gesù con lo stesso aspetto che ha nell'immagine. Il Signore diede la benedizione ed i raggi si diffusero su tutto il mondo. All'improvviso vidi un bagliore inaccessibile, a forma di un'abitazione di cristallo intessuta con onde di luce, impenetrabile a qualunque creatura e spirito. Per accedere a quel bagliore c'erano tre porte e in quel momento entrò Gesù, con lo stesso aspetto che ha nell'immagine, in quel bagliore, attraverso la seconda porta, fino all'interno dell'unità. Questa è l'unità trina, che è l'incomprensibile infinito. Inaspettatamente udii una voce: «Questa festa è uscita dalle viscere della Mia Misericordia ed è confermata nell'abisso delle Mie grazie. Ogni anima che crede ed ha fiducia nella Mia Misericordia, la otterrà». Mi rallegrai immensamente per la bontà e la grandezza del mio Dio.
La vigilia dell'esposizione dell'immagine andai con la nostra Madre Superiora dal nostro confessore. Quando la conversazione cadde nell'argomento dell'immagine, il confessore chiese che una suora aiutasse ad intrecciare ghirlande. La Madre Superiora rispose che avrebbe dato una mano Suor Faustina. La cosa mi rallegrò enormemente. Quando tornammo a casa, m'interessai subito di procurare fronde verdi e con l'aiuto di un'educanda trasportammo il verde; ci fu d'aiuto anche una persona che sta presso la chiesa. Alle sette di sera era già tutto pronto, l'immagine era già stata appesa. Alcune signore però notarono che m'aggiravo in quei paraggi, dove certamente sono stata più d'impaccio che d'aiuto, perciò il giorno dopo chiesero alle suore che cosa fosse quella bella immagine e che significato avesse. «Loro suore lo sapranno di sicuro, dato che ieri c'era una suora ad adornarla». Le suore rimasero molto stupite, perché non ne sapevano niente. Ognuna di loro voleva vederla e sospettarono subito di me. Dissero: « Di sicuro suor Faustina è ben informata di tutto ». Quando cominciarono ad interrogarmi, non risposi, poiché non potevo dire la verità. Il mio silenzio fu motivo di maggior curiosità da parte loro. Raddoppiai la vigilanza su me stessa, per non mentire né dire la verità, poiché non ne avevo l'autorizzazione. Cominciarono allora a mostrarmi il loro malcontento ed a dirmi apertamente: «Come è possibile che gente estranea sia informata di ciò, e noi non ne sappiamo niente?». Cominciarono a circolare valutazioni di vario genere sul mio conto. Soffrii molto per tre giorni, ma una forza misteriosa penetrò nella mia anima. Gioisco di poter soffrire per il Signore e per le anime, che hanno ottenuto la Sua Misericordia in questi giorni. Vedendo il gran numero di anime che in questi giorni hanno ottenuto la Misericordia di Dio, considero proprio nulla le fatiche e le sofferenze, anche le più grandi ed anche se dovessero durare fino alla fine del mondo, poiché esse hanno un termine, mentre le anime che con questa festività si sono convertite sono state salvate da tormenti che durano in eterno. Ho provato una grande gioia nel vedere altri, che tornavano alla sorgente della felicità, in seno alla Divina Misericordia. Vedendo la dedizione e le fatiche del reverendo dr. Sopocko per questa causa, ammiravo la sua pazienza ed umiltà. Tutto questo è costato molto, non solo in sacrifici e dispiaceri di vario genere, ma anche molto denaro; ed a tutto ha provveduto il reverendo dr. Sopocko. Vedo che la Divina Provvidenza lo aveva preparato a compiere quest'opera della Misericordia, ancora prima che io pregassi Dio per questo. Oh, come sono misteriose le Tue vie, Dio, e felici le anime che seguono la voce della Tua grazia! Per tutto, anima mia, magnifica il Signore ed esalta la Sua Misericordia, poiché la Sua bontà non ha fine. Tutto passerà, ma la Sua Misericordia è senza limiti e senza termine. Sebbene la malvagità arrivi a colmare la sua misura, la Misericordia è senza misura. O mio Dio anche nei castighi coi quali colpisci la terra, vedo l'abisso della Tua Misericordia, poiché castigandoci in questa terra, ci liberi dal castigo eterno. Rallegratevi, creature tutte, poiché siete più vicine a Dio nella Sua infinita Misericordia, di quanto lo sia un lattante al cuore della madre. O Dio, Tu sei la pietà stessa per i più grandi peccatori sinceramente pentiti! Più grande è il peccatore, maggiore è il diritto che ha alla Misericordia divina.
La sera, appena mi misi a letto mi addormentai, ma se mi addormentai alla svelta, ancor più alla svelta venni svegliata. Venne da me un bambino e mi svegliò. Questo bambino poteva avere circa un anno e mi stupì perché parlava benissimo, mentre i bambini di quell'età non parlano affatto, Oppure parlano in modo poco comprensibile. Era indicibilmente bello; somigliava al Bambino Gesù, e mi disse queste parole: «Guarda il cielo». E quando guardai il cielo, vidi le stelle splendenti e la luna. Allora il bambino mi chiese: «Vedi la luna e le stelle?». Risposi che le vedevo ed egli ribatté: «Quelle stelle sono le anime dei cristiani fedeli e la luna sono le anime degli appartenenti ad ordini religiosi. Vedi che grande differenza di luce c'è fra la luna e le stelle; così in cielo c'è una grande differenza fra l'anima di un religioso e quella di un cristiano fedele». E mi disse ancora che: «La vera grandezza sta nell'amare Dio e nell'umiltà». Inaspettatamente vidi una certa anima, che stava per separarsi dal corpo fra tremendi supplizi. O Gesù, dovendo scrivere questo, tremo tutta, avendo visto le atrocità che hanno testimoniato contro di lui... Ho visto come uscivano da una specie di voragine fangosa anime di bambini piccoli e più grandicelli, di circa nove anni. Queste anime erano ripugnanti e orribili, simili ai mostri più spaventosi, a cadaveri in decomposizione. Ma quei cadaveri erano vivi e testimoniavano ad alta voce contro quell'anima che stava agonizzando. E l'anima, che ho visto mentre stava in agonia, era un'anima che dal mondo aveva ricevuto tanti onori e tanti applausi, la conclusione dei quali è il vuoto ed il peccato. In ultimo uscì una donna, che in una specie di grembiule portava lacrime ed essa testimoniò molto contro di lui. Oh! ora tremenda, in cui bisognerà vedere tutte le proprie azioni nella loro completa nudità e miseria. Nessuna di esse andrà perduta; ci seguiranno fedelmente al giudizio di Dio. Non ho parole né termini di paragone per esprimere cose così terribili e, sebbene mi sembri che quell'anima non sia dannata, tuttavia le sue pene non si differenziano in nulla dalle pene dell'inferno. L'unica differenza è che un giorno finiranno. Un momento dopo vidi di nuovo lo stesso bambino che mi aveva svegliato, ed era di una bellezza stupenda e mi ripeté le stesse parole: «La vera grandezza di un'anima sta nell'amare Dio e nell'umiltà». Domandai a quel bambino: « Tu come lo sai questo, che la vera grandezza di un'anima sta nell'amare Dio e nell'umiltà? Queste cose possono saperle soltanto i teologi, mentre tu non hai studiato nemmeno il catechismo, e come puoi saperle? ». Ma egli mi rispose: «Le so, e so tutto», ed all'istante scomparve. Io però non mi addormentai affatto; la mia mente era stanca per quello su cui avevo cominciato a riflettere e per quello che avevo visto. O anime umane, come riconoscete tardi la verità! O abisso della Misericordia di Dio, riversati al più presto sul mondo intero, secondo quello che Tu Stesso hai detto!
Quando mi resi conto dei grandi disegni di Dio a mio riguardo, mi spaventai per la loro grandiosità e mi sentii totalmente inidonea ad eseguirli, tanto che cominciai ad evitare i colloqui interiori con Lui e quel tempo li sostituii con la preghiera orale. Lo feci per umiltà, ma in breve mi accorsi che non era vera umiltà, ma una grande tentazione di satana. Una volta che, invece della preghiera interiore, avevo cominciato a leggere un libro spirituale, udii nell'intimo queste parole in modo chiaro e forte: «Preparerai il mondo alla Mia ultima venuta». Queste parole mi colpirono profondamente e benché facessi finta di non averle udite, le avevo capite bene e non avevo alcun dubbio in merito. Una volta che, stanca per questa lotta d'amore con Dio e del continuo rifiutarmi col dire che non ero adatta a compiere quell'opera, volevo uscire dalla cappella, una forza misteriosa mi trattenne; mi sentii come paralizzata ed all'improvviso udii queste parole: « Hai intenzione di uscire dalla cappella, ma non uscirai da Me, poiché sono ovunque. Tu da sola con le tue forze non riesci a far nulla, ma con Me puoi tutto ». Durante la settimana, quando sono andata dal mio confessore e gli ho svelato lo stato della mia anima e specialmente che evito il colloquio interiore con Dio, mi è stato risposto che non devo evitare il colloquio interiore con Dio, ma devo ascoltare attentamente le parole che mi dice. Mi sono regolata secondo le indicazioni del confessore ed al primo incontro col Signore, mi sono gettata ai piedi di Gesù e col cuore straziato Gli ho chiesto perdono di tutto. Allora Gesù mi ha sollevato da terra e mi ha fatto sedere accanto a Sé e mi ha permesso di appoggiare il capo sul Suo petto, in modo che potessi comprendere e percepire meglio i desideri del Suo dolcissimo Cuore. Ed all'improvviso Gesù mi ha detto queste parole: « Figlia Mia, non aver paura di nulla. Io sono sempre con te. Qualunque avversario ti potrà nuocere soltanto per quello che Io gli permetterò. Tu sei la Mia dimora ed il Mio stabile riposo. Per te trattengo la mano punitrice; per te benedico la terra ». In quello stesso momento avvertii uno strano fuoco nel mio cuore; sento che vengono a cessare i miei sensi; non capisco quello che avviene attorno a me. Sento che lo sguardo del Signore penetra in me; conosco bene la Sua grandezza e la mia miseria. Una sofferenza misteriosa penetra nella mia anima ed una tale gioia, che non riesco a paragonarla a nulla. Mi sento inerte fra le braccia di Dio; sento che sono in Lui e mi sciolgo come una goccia d'acqua in un oceano. Non riesco ad esprimere quello che provo. Dopo una tale preghiera interiore sento una forza ed un impulso a compiere i più difficilì atti di virtù; sento avversione verso tutte le cose che il mondo apprezza; desidero con tutta l'anima la solitudine e la quiete.
30 luglio [sic!] 1935.
Giorno di Sant'Ignazio. Ho pregato fervorosamente questo santo, facendogli dei rimproveri: Come può osservarmi e non venirmi in aiuto in questioni tanto importanti, cioè nell'adempimento della volontà di Dio? Ho detto a questo santo: « O nostro Patrono, che sei stato infiammato dal fuoco dell'amore e dello zelo per la maggior gloria di Dio, Ti prego umilmente, aiutami a realizzare i disegni di Dio. Questo avveniva durante la santa Messa. All'improvviso sul lato sinistro dell'altare ho visto Sant'Ignazio con un gran libro in mano, il quale mi ha detto queste parole: « Figlia Mia, non sono indifferente alla tua causa. Questa regola si può adattare anche a questa congregazione ». E indicando il libro con la mano, scomparve. Mi rallegrai enormemente vedendo quanto i santi si interessino di noi e quanto sia stretta l'unione con loro. O bontà di Dio! Come è bello il mondo interiore dato che già qui sulla terra trattiamo direttamente coi santi. Per tutta la giornata sentii la vicinanza di questo Patrono, a me così caro.
Il confessore mi domandò se in quel momento c'era Gesù e se Lo
vedevo. « Sì, c'è e Lo vedo ». Mi ordinò di
chiedere informazioni su certe persone. Gesù non mi rispose nulla, ma
guardò verso di lui. Però, finita la confessione, mentre facevo
la penitenza, Gesù mi disse queste parole: «Va' e confortalo
da parte Mia » Pur non comprendendo il significato di queste parole,
ripetei immediatamente ciò che Gesù mi aveva ordinato di dire.
Per tutto il periodo degli esercizi, fui continuamente in contatto con Gesù
e trattai con Lui intimamente con tutta la forza del mio cuore. Il giorno della
rinnovazione dei voti. All'inizio della santa Messa vidi come al solito Gesù
che ci benedisse ed entrò nel Tabernacolo. Ad un tratto vidi la Madonna
con una veste bianca, un manto azzurro e col capo scoperto, che dall'altare
venne verso di me, mi toccò con le Sue mani, mi copri col Suo manto e
mi disse: « Offri questi voti per la Polonia. Prega per essa ».
15.VIII.35.
La sera dello stesso giorno sentii nell'anima una grande nostalgia di Dio. In questo momento non Lo vedo con gli occhi del corpo, come nel passato, ma Lo sento e non comprendo. Ciò mi procura una nostalgia ed una pena indescrivibile. Muoio dal desiderio di possederLo, per immergermi in Lui per l'eternità. il mio spirito tende verso di Lui con tutte le forze; non c'è nulla al mondo che possa consolarmi. O amore eterno, ora comprendo in quali stretti rapporti di intimità era il mio cuore con Te. Infatti che cosa mai potrà soddisfarmi in cielo o in terra all'infuori di Te, o mio Dio, in Te è annegata la mia anima. Quando una sera guardai il cielo dalla mia cella e vidi un firmamento stupendo, disseminato di stelle e la luna, ad un tratto entrò nella mia anima una inconcepibile fiamma d'amore verso il mio Creatore. Non riuscendo a sopportare la nostalgia che era aumentata nella mia anima per Lui, caddi con la faccia a terra umiliandomi nella polvere. Lo adorai per tutte le Sue creature, e quando il mio cuore non riuscì a sopportare quello che avveniva in lui, scoppiai in un pianto dirotto. Allora il mio Angelo Custode mi toccò e mi disse queste parole: « Il Signore mi ordina di dirti che ti alzi da terra ». Lo feci immediatamente, ma la mia anima non venne consolata. La nostalgia di Dio mi prese ancora di più. Un giorno in cui ero all'adorazione ed il mio spinto era quasi in agonia per la nostalgia di Lui e non riuscivo a trattenere le lacrime, all'improvviso vidi uno spirito che era di una grande bellezza, che mi disse queste parole: « Non piangere, dice il Signore ». Dopo un attimo domandai: « Tu chi sei?». Ed egli mi rispose: « Sono uno dei sette spiriti che stanno giorno e notte davanti al trono di Dio e L'adorano senza posa ». Tuttavia quello spirito non alleviò la mia nostalgia, ma suscitò in me una maggior nostalgia di Dio. Quello spirito non mi lascia un istante, mi segue ovunque. Il giorno dopo, durante la S. Messa, prima dell'elevazione, quello spinto cominciò a cantare queste parole: « Santo, Santo, Santo ». La sua voce era come se equivalesse a migliaia di voci, impossibile descriverla. Ad un tratto il mio spirito venne unito a Dio; in un attimo vidi l'inconcepibile grandezza e santità di Dio e nello stesso tempo conobbi la nullità che io sono in me stessa. Conobbi in maniera più evidente di qualsiasi altra volta le Tre Persone Divine: il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo. Tuttavia la loro essenza è una, come pure l'uguaglianza e la maestà. La mia anima è in rapporti di intimità con le Tre Persone, ma non riesco ad esprimere ciò a parole, però l'anima lo comprende bene. Chiunque è unito con una di queste tre Persone, per ciò stesso è unito con tutta la Santissima Trinità, poiché la loro unità è indivisibile. Questa visione, cioè questa conoscenza mi riempì l'anima di una felicità inimmaginabile, per il fatto che Dio è così grande. Quello che ho descritto qui non l'ho visto con gli occhi, come in passato, ma in una visione interiore, in modo puramente spirituale ed indipendente dai sensi. Questo durò fino alla fine della S. Messa. Ora questo mi capita spesso e non solo in cappella, ma anche durante il lavoro e quando meno me l'aspetto. Quando il nostro confessore partì io in quel periodo mi confessai dall'arcivescovo. Quando gli svelai la mia anima, ottenni questa risposta: « Figlia mia, armati di tanta pazienza. Se queste cose vengono da Dio, prima o poi raggiungeranno il loro risultato e ti dico di stare assolutamente tranquilla. Io, figlia mia, ti comprendo bene in queste cose. Ma ora per quanto concerne l'abbandono della Congregazione e l'idea di un'altra, a questo proprio non devi nemmeno pensarci, poiché sarebbe una grave tentazione interiore ». Finita la confessione, dissi a Gesù: « Perché mi ordini di eseguire queste cose e non mi dai la possibilità di portarle a termine? ». All'improvviso, dopo la S. Comunione, vidi Gesù nella stessa cappella dove mi ero confessata, con lo stesso aspetto con il quale sta dipinto su quell'immagine. Il Signore mi disse: « Non essere triste. Gli farò capire le cose che esigo da te » . Quando stavamo per uscire, I l'arcivescovo era molto occupato, ma ci fece dire dì tornare indietro e di attendere un momento. Quando tornammo di nuovo nella cappella, udii nell'anima queste parole: « Digli quello che hai visto in questa cappella ». In quel preciso momento entrò l'arcivescovo e ci chiese se avevamo qualche cosa da dirgli. Tuttavia, benché avessi l'ordine di parlare, non mi fu possibile, perché ero in compagnia di una consorella. Ancora una parola dalla santa confessione: « Quella di impetrare la Misericordia per il mondo, è un'idea grande e bella. Sorella, preghi molto per chiedere Misericordia per i peccatori, ma lo faccia nel suo convento».
IL GIORNO DOPO, VENERDI 13.IX.1935.
La sera, mentre ero nella mia cella, vidi un Angelo che era l'esecutore dell'ira di Dio. Aveva una veste chiara ed il volto risplendente; una nuvola sotto i piedi e dalla nuvola uscivano fulmini e lampi che andavano nelle sue mani e dalle sue mani partivano e colpivano la terra. Quando vidi quel segno della collera di Dio che doveva colpire la terra ed in particolare un certo luogo, che per giusti motivi non posso nominare, cominciai a pregare l'Angelo, perché si fermasse per qualche momento ed il mondo avrebbe fatto penitenza. Ma la mia invocazione non ebbe alcun risultato di fronte allo sdegno di Dio. In quel momento vidi la Santissima Trinità. La grandezza della Sua Maestà mi penetrò nel profondo e non osai ripetere la mia invocazione. In quello stesso istante sentii che nella mia anima c'era la forza della grazia di Gesù. Quando ebbi la consapevolezza di tale grazia, nello stesso momento venni rapita davanti al Trono di Dio. Oh! quanto è grande il Signore e Dio nostro ed incomprensibile la Sua santità. Non cercherò nemmeno di descrivere tale grandezza, poiché fra non molto Lo vedremo tutti quale Egli è. Cominciai a implorare Dio per il mondo con parole che si udivano interiormente. Mentre pregavo così vidi l'impotenza dell'Angelo che non poté compiere la giusta punizione, che era equamente dovuta per i peccati. Non avevo ancora mai pregato con una tale potenza interiore come allora. Le parole con le quali ho supplicato Dio sono le seguenti: « Eterno Padre, Ti offro il Corpo e il Sangue, l'Anima e la Divinità del Tuo dilettissimo Figlio e Nostro Signore Gesù Cristo, per i peccati nostri e del mondo intero; per la Sua dolorosa Passione, abbi misericordia di noi » . La mattina del giorno dopo, mentre entravo nella nostra cappella, udii interiormente queste parole: « Ogni volta che entri nella cappella, recita subito la preghiera che ti ho insegnato ieri ». Appena recitai quella preghiera, udii nell'anima queste parole: « Questa preghiera serve a placare la Mia ira. La reciterai per nove giorni con la comune corona del rosario nel modo seguente: prima reciterai il Padre Nostro, l'Ave Maria ed il Credo; poi sui grani del Padre Nostro, dirai le parole seguenti: Eterno Padre, io Ti offro il Corpo e il Sangue, l'Anima e la Divinità del Tuo dilettissimo Figlio e Nostro Signore Gesù Cristo in espiazione dei nostri peccati e di quelli del mondo intero. Sui grani delle Ave Maria reciterai le parole seguenti: Per la Sua dolorosa Passione abbi misericordia di noi e del mondo intero. Infine reciterai tre volte queste parole: Santo Dio, Santo Forte, Santo Immortale: abbi pietà di noi e del mondo intero ». Il silenzio è una spada nella lotta spirituale; non raggiungerà mai la santità un'anima ciarliera. Questa spada del silenzio reciderà nettamente tutto ciò che volesse attaccarsi all'anima. Siamo sensibili alle parole ed intendiamo rispondere subito con sensibilità, e non consideriamo se sia volontà di Dio che noi rispondiamo. L'anima silenziosa è forte; nessuna avversità le reca danno, se persevera nel silenzio. L'anima silenziosa è idonea alla più profonda unione con Dio; essa vive quasi di continuo sotto il soffio dello Spirito Santo. In un'anima silenziosa Iddio opera senza impedimenti. O mio Gesù, Tu sai, Tu solo sai bene che il mio cuore non conosce altro amore all'infuori di Te. Tutto il mio amore verginale è annegato in Te, o Gesù, per l'eternità. Sento bene come il Tuo Sangue Divino circola nel mio cuore; non c'è alcun dubbio che col Tuo Sangue Preziosissimo è entrato nel mio cuore il Tuo purissimo amore. Sento che dimori in me col Padre e lo Spirito Santo, o meglio sento che io vivo in Te, o Dio inimmaginabile. Sento che mi sciolgo in Te come una goccia nell'oceano. Sento che sei all'esterno e nelle mie viscere; sento che sei in tutto ciò che mi circonda, in tutto ciò che mi capita. O Dio mio, Ti ho conosciuto nell'intimo del mio cuore e Ti ho amato sopra ogni cosa, sopra qualunque cosa esista in terra o in cielo. I nostri cuori si comprendono a vicenda e nessuno intende ciò. Seconda confessione dall'Arcivescovo: « Sappi, figlia mia, che se questa è volontà di Dio, prima o poi si realizzerà, poiché la volontà di Dio si deve compiere. Ama Dio nel tuo cuore; abbi... [Frase rimasta incompiuta].
Festa di San Michele Arcangelo. Sono rimasta intimamente unita a Dio. La Sua
presenza mi penetra nel profondo e mi riempie di serenità, di gioia e
di stupore. Dopo quei momenti di preghiera sono piena di forza, di un coraggio
misterioso nell'affrontare le sofferenze e la lotta; nulla mi spaventa, anche
se il mondo intero fosse contro di me. Tutte le contrarietà sfiorano
la superficie, ma non hanno adito all'intimo, poiché lì dimora
Iddio che mi dà forza, che mi riempie. Tutte le insidie dei nemici si
infrangono contro il Suo sgabello. Iddio mi sostiene con la Sua potenza nei
momenti di unione. La Sua potenza mi viene trasmessa e mi rende capace di amarlo.
L'anima non perviene mai a ciò con le proprie forze. All'inizio di questa
grazia interiore ero piena di paura, e cominciai a controllarmi, cioè
a lasciarmi guidare dalla paura; ma ben presto il Signore mi fece conoscere
quanto ciò non Gli piacesse. Ed anche questo lo decise Lui stesso, mia
quiete. Quasi ogni solennità della santa Chiesa mi procura una più
profonda conoscenza di Dio ed una grazia particolare; per questo mi preparo
ad ogni solennità e mi unisco strettamente allo spirito della Chiesa.
Che gioia essere una figlia fedele della Chiesa! Oh! quanto amo la santa Chiesa
e tutti coloro che vivono in essa; guardo a loro, come a membra vive di Cristo,
che è il loro capo. M'infiammo d'amore con quelli che amano; soffro con
quelli che soffrono; mi consumo dal dolore osservando i tiepidi e gli ingrati;
allora mi sforzo di avere un tale amore verso Dio da compensarlo per quelli
che non Lo amano, che ripagano il loro Salvatore con nera ingratitudine. O mio
Dio, sono consapevole della mia missione nella santa Chiesa. Il mio impegno
continuo è quello di impetrare la Misericordia per il mondo. Mi unisco
strettamente a Gesù e mi offro come vittima che implora per il mondo.
Iddio non mi negherà nulla, quando L'invocherò con la voce di
Suo Figlio. il mio sacrificio è niente per se stesso, ma quando l'unisco
al sacrificio di Gesù Cristo, diviene onnipotente ed ha la forza di placare
lo sdegno di Dio. Iddio ci ama nel Figlio Suo. La dolorosa Passione del Figlio
di Dio è una continua invocazione che attenua la collera di Dio. O Dio,
quanto desidero che Ti conoscano le anime e che sappiano che le hai create per
un amore incomparabile. O mio Creatore e Signore, sento che rimuoverò
il velo del cielo, affinché la terra non dubiti della Tua bontà.
Fa' di me, o Gesù, una vittima gradita e pura davanti al Volto del Padre
Tuo. O Gesù, Tu che puoi tutto, trasforma me misera e peccatrice in Te
e consegnami al Tuo Eterno Padre. Desidero diventare una vittima sacrificale
davanti a Te, ma essere davanti agli uomini una normale ostia. Desidero che
il profumo del mio sacrificio sia noto soltanto a Te, o Dio eterno. In me arde
un desiderio inestinguibile d'implorare da Te Misericordia; sento e comprendo
che questo è il mio compito qui e nell'eternità. Tu stesso d'altronde
mi hai ordinato dì parlare della tua grande Misericordia e bontà.
In un dato momento ho compreso quanto non piaccia a Dio un'azione anche la più
lodevole, se non ha il sigillo della retta intenzione. Tali azioni spingono
Dio più che alla ricompensa, al castigo. Che nella nostra vita ce ne
siano il meno possibile, anzi nella vita religiosa non ce ne dovrebbero essere
affatto. Con identica disposizione accetto la gioia come la sofferenza, la lode
come l'umiliazione. Ricordo che sia l'una che l'altra sono passaggere. Cosa
m'importa di quello che dicono di me? Da tempo ormai ho rinunciato a tutto ciò
che riguarda la mia persona. il mio nome è ostia, cioè vittima,
non a parole, ma nei fatti, nell'annientamento di me stessa, per essere simile
a Te sulla croce, o buon Gesù e mio Maestro. O Gesù, quando vieni
a me nella S. Comunione Tu, che Ti sei degnato dimorare assieme al Padre ed
allo Spirito Santo nel piccolo cielo del mio cuore, procuro per tutto il giorno
di tenerTi compagnia, non lasciandoTi solo nemmeno un istante; benché
io sia in compagnia di altra gente, o assieme alle educande, il mio cuore è
sempre unito a Lui. Quando riposo Gli offro ogni palpito del mio cuore; quando
mi sveglio, m'immergo in Lui senza dire una parola. Quando mi sveglio, adoro
un momento la Santissima Trinità e la ringrazio d'essersi degnata di
concedermi un altro giorno ancora e per il fatto che si ripete ancora in me
il mistero dell'Incarnazione del Figlio Tuo, perché ancora una volta
si ripete davanti ai miei occhi la Tua dolorosa Passione. Cerco allora di facilitare
a Gesù il passaggio attraverso me, per giungere alle anime degli altri.
Con Gesù vado ovunque; la Sua presenza mi segue dappertutto. Nelle sofferenze
sia dell'anima che del corpo procuro di mantenere il silenzio, poiché
è allora che il mio spirito acquista la forza che gli deriva dalla Passione
di Gesù. Ho continuamente davanti agli occhi il Suo Volto oltraggiato
e sfigurato, il Suo Cuore divino trafitto dai nostri peccati e specialmente
dall'ingratitudine delle anime elette. Doppio avvertimento, perché mi
prepari alle sofferenze che mi attendono a Varsavia. il primo avvertimento è
stato interiore attraverso una voce udita; il secondo è avvenuto durante
la S. Messa. Prima dell'elevazione vidi Gesù crocifisso, che mi disse:
« Preparati alla sofferenza ». Ringraziai il Signore di avermi
avvertito e Gli dissi: « Non soffrirò certamente più di
Te, mio Salvatore ». Tuttavia mi preoccupai della cosa e mi fortificai
con la preghiera e con piccole sofferenze, per essere pronta a sopportarne di
maggiori, quando giungeranno.
19.X.35.
Partenza da Wilno per Cracovia per gli esercizi spirituali dì otto giorni. Venerdì sera durante il rosario, mentre pensavo al viaggio dell'indomani ed all'importanza della questione che dovevo sottoporre a Padre Andrasz, fui presa dalla paura vedendo chiaramente la mia miseria ed inettitudine e la grandezza dell'opera di Dio. Schiacciata da tale sofferenza, mi rimisi alla volontà del Signore. In quel momento vidi Gesù vicino al mio inginocchiatoio, con una veste chiara, che mi disse queste parole: «Perché hai paura di compiere la Mia volontà? Forse non ti aiuterò come ho fatto finora? Ripeti ogni Mia richiesta davanti a coloro che Mi sostituiscono in terra e fa' solo quello che ti ordinano ». In quel momento una forza entrò nella mia anima. La mattina del giorno dopo vidi l'Angelo Custode, che mi tenne compagnia nel viaggio fino a Varsavia. Quando entrammo nella portineria, scomparve. Quando passammo accanto alla piccola cappellina, per andare a salutare le Superiore, in un attimo s'impadronì di me la presenza di Dio ed il Signore mi riempì del fuoco del Suo amore. In tali momenti conosco sempre meglio la grandezza della Sua Maestà. Quando salimmo in treno a Varsavia diretti a Cracovia, vidi di nuovo accanto a me il mio Angelo Custode, che pregava contemplando Iddio ed il mio pensiero andava dìetro a lui. Quando giungemmo alla porta del convento, scomparve. Quando entrai nella cappella, fui nuovamente investita dalla Maestà di Dio; mi sentii tutta sprofondata in Dio, tutta immersa e compenetrata in lui, vedendo quanto ci ama il Padre Celeste. Oh! quale grande felicità proviene alla mia anima dalla conoscenza di Dio, della vita di Dio. Desidero dividere questa felicità con tutti gli uomini, non posso tener chiusa tale felicità solo nel mio cuore, poiché i suoi raggi minfiammano e mi fanno scoppiare il petto e le viscere. Voglio attraversare il mondo intero e parlare alle anime della grande Misericordia di Dio. O sacerdoti, aiutatemi in questo, usate le espressioni più forti sulla Sua Misericordìa, poiché tutto è troppo blando, per indicare quanto è misericordioso.
Dio eterno, la bontà stessa, la cui Misericordia non può essere
compresa da nessuna mente né umana né angelica, aiuta questa Tua
povera figliola a compiere la Tua santa volontà come Tu stesso me la
fai conoscere. Non desidero altro se non compiere il volere di Dio. Ecco, Signore,
hai la mia anima ed il mio corpo, la mente e la volontà, il cuore e tutto
il mio amore. Disponi di Te secondo i Tuoi eterni disegni. Dpo la S. Comunione
la mia anima fu di nuovo inondata dallamore di Dio. Gioisco della sua grandezza.
Qui vedo che evidenzia la sua volontà che debbo compiere e nello stesso
tempo vedo la mia debolezza e la mia miseria. Vedo che senza il Suo aiuto non
posso far nulla.
NEL SECONDO GIORNO DEGLI ESERCIZI. Quando dovevo andare in parlatorio dal Padre Andrasz, ebbi paura per il fatto che dopotutto il segreto esiste solo in confessionale; era un timore infondato. La Madre Superiora con due parole mi tranqulllzzò. Ma quando entrai nella cappella, sentiì nell'anima queste parole: « Desidero che di fronte al Mio sostiluto tu sia sincera e semplice come una bambina, così come sei con Me, altrimenti ti abbandonerò e non tratterò più intimamente con te ». Per la verità Dio mi concesse la grande grazia di una completa fiducia, e terminato il colloquio, Iddio mi fece la grazia di una grande serenità e di tanta luce in merito agli argomenti trattati. O Gesù, luce eterna, illumina il mio intelletto, rafforza la mia volontà ed infiamma il mio cuore. Resta con me come mi hai promesso, poiché senza dì Te sono nulla. Tu sai, o Gesù mio, quanto io sia debole, non ho certamente bisogno di dirtelo, poiché Tu stesso sai molto bene quanto io sia misera. In Te sta tutta la mia forza.
Fin dalla mattina cominciai a sperimentare una lotta interiore così accanita, quale non avevo ancora mai provato. Il completo abbandono da parte di Dio; sentivo il peso di tutta la mia debolezza; mi opprimevano questi pensieri: perché dovrei abbandonare questo convento nel quale sono benvoluta dalle consorelle e dalle Superiore e dove la vita è così tranquilla? Sono legata da voti perpetui e compio i miei impegni con facilità. Perché dovrei ascoltare la voce della coscienza; perché seguire fedelmente l'ispirazione? Chi sa da chi proviene? Non farei meglio a comportarmi come tutte le altre Suore? Forse si possono soffocare le parole del Signore, non facendovi caso. Forse Iddio non ne terrà conto nel giorno del giudizio. Dove mi conduce questa voce interiore? Se la seguo, quali tremende tribolazioni, sofferenze e contrarietà mi aspettano? Ho paura del futuro e nel presente sto agonizzando. Questa sofferenza durò tutto il giorno con una tensione uniforme. Verso sera, quando mi accostai alla santa confessione, nonostante mi fossi preparata in precedenza, non potei confessarmi completamente. Ricevetti l'assoluzione e me ne andai dal confessionale non sapendo quello che mi succedeva. Quando andai a riposare, la sofferenza crebbe fino al massimo grado o piuttosto si tramutò in un fuoco che, come un fuimine penetrò in tutte le facoltà della mia anima, fino al midollo delle ossa, fino alla più segreta cellula del cuore. In un simile stato dì sofferenza, non riuscivo a decidermi a far nulla: « Signore, sia fatta la Tua volontà ». Ma in certi momenti non riuscivo nemmeno a pensare questo. Per la verità uno spavento tremendo mi stava soffocando e mi stava lambendo un fuoco infernale. Sui fare del mattino regnò la calma e le sofferenze scomparvero in un batter d'occhio, ma mi sentivo così tremendamente stremata che non rinscivo a fare il più piccolo movimento. Poco alla volta mi ritornarono le forze mentre parlavo con la Madre Superiora. Però Dio solo sa come mi son sentita per tutta la giornata. O Verità Eterna, o Verbo Incarnato, che hai compiuto la volontà del Padre Tuo nella maniera più fedele, ecco oggi divento martire delle Tue ispirazioni, poiché non le posso eseguire, dato che non ho la mia volontà, nonostante che io conosca in modo chiaro la Tua santa volontà interiormente, tuttavia mi sottopongo in tutto alla volontà dei Superiori e del confessore. Perciò io la compirò per quel tanto che Tu mi permetterai di compieria tramite il Tuo sostituto. O mio Gesù, mi dispiace ma antepongo la voce della Chiesa a quella con cui parli a me.
Ho visto Gesù come al solito che mi ha detto queste parole: «Appoggia il tuo capo sulla Mia spalla e riposati e prendi forza. Io sono sempre con te. Parla all'amico del Mio cuore; digli che Mi servo di creature così deboli per compiere le Mie opere ». Subito dopo il mio spirito venne rinvigorito da una forza singolare. « Digli, che gli ho fatto conoscere la tua debolezza in confessione, in modo che sapesse chi sei per te stessa » . Ogni lotta sostenuta valorosamente mi procura gioia, tranquillità, luce, esperienza e coraggio per l'avvenfre, onore e gloria a Dio ed a me la ricompensa finale.
O fiore vivo e vivificante, in cui è racchiusa la rugiada che dà la vita alle anime assetate. In Te è immersa la mia anima. Tu solo sei oggetto delle mie aspirazioni e dei miei desideri. Uniscimi nel modo più intimo a Te, al Padre ed allo SpIrito Santo. Possa io vivere e morire in Te! Solo l'amore ha un significato; esso innalza le nostre più piccole azioni verso l'infinito. O mio Gesù, io in verità non saprei vivere senza di Te. Il mio spirito si è fuso col Tuo. Nessuno comprende bene questo: occorre prima vivere di Te, per conoscerTi negli altri.
Cracovia, 25.X.35. PROPOSITI DOPO GLI ESERCIZI SPIRITUALI.
Non far nulla, senza il permesso del confessore e l'accordo dei superiori, in tutto, ma specialmente nelle ispirazioni e richieste del Signore. Tutti i momenti liberi li trascorrerò con l'Ospite Divino nel mio intimo; cercherò dì mantenere il silenzio interiore ed esteriore, in modo che Gesù possa riposare nel mio cuore. Il mio riposo più gradito sta nel servire le consorelle e nella disponibilità verso dì loro. Dimenticare me stessa e pensare a quello che può far piacere alle consorelle. Qualunque osservazione mi venga fatta, non addurrò spiegazioni né giustificazioni; permetterò che mi giudichi chiunque abbia piacere di farlo. Ho un solo Confidente, al Quale svelerò tutto ed è GesùEucaristia ed in sostituzioni di Lui, il confessore. In tutte le tribolazioni sia dell'anima che del corpo, nelle tenebre, nell'abbandono, tacerò come una colomba, senza lamentarmi. Mi annienterò ogni momento come una vittima ai Suoi piedì, per impetrare Misericordia per le povere anime. Tutto il mio nulla affonda nel mare della Tua Misericordia; con la fiducia di un bambino mi getto fra le Tue braccia, o Padre dì Misericordia, per ricompensarTi della diffidenza di tante anime, che hanno paura dì confidare in Te. Oh, quanto è piccolo il numero delle anime, che Ti conoscono veramente! Oh, come desidero ardentemente che la festa della Misericordia sia conosciuta dalle anime! La Misericordia è il coronamento delle Tue opere; Tu predisponi tutto con la sensibilità della più tenera delle Madri.
«
Non far nulla senza il consenso dei superiori. Su questa questione occorre
riflettere bene e pregare molto. In queste cose bisogna essere molto prudenti,
poiché lei, sorella, qui ha la volontà di Dio certa ed evidente,
poiché è unita a questo ordine coi voti e per di più perpetui.
Quindi non ci debbono essere dubbi, e quello che lei sente interiormente sono
solo lampi che l'invitano a fondare qualche cosa. Iddio può fare spostamenti,
ma queste cose avvengono molto di rado. Finché lei non otterrà
una conoscenza più evidente, non affrettarsi. Le opere di Dio procedono
piano; se sono da Dio, si conoscerà chiaramente e se no, andranno
in fumo e lei obbedendo, non sbaglia. Ma parlare sinceramente di tutto col confessore
ed ascoltarlo ciecamente. Ora a lei, sorella, non rimane altro da fare che accettare
la sofferenza fino al tempo del chiarimento, cioè fino alla soluzione
di questo problema. Lei è in una buona disposizione d'animo relativamente
a queste cose; continui ad essere così, piena di semplicità e
di spirito d'obbedienza. Questo è un buon segno. Se lei continuerà
in questa disposizione d'animo, Iddio non permetterà che lei vada fuori
strada. Per quanto è possibile, tenersi lontano da queste cose; ma se
ciò nonostante capitano, accertarle con tranquillltà, non aver
paura di nulla. Lei è in buone mani, nelle mani di Dio che è tanto
buono. In tutto quello che mi ha detto, non vedo alcuna illusione o incompatibilità
con la fede. Sono cose in sé buone; anzi sarebbe bene che ci fosse un
gruppo di anime che pregassero Dio per il mondo, poiché tutti abbiamo
bisogno di preghiere. Lei ha un buon direttore spirituale. Si attenga a quello
che le dice e stia tranquilla. Sia fedele alla volontà di Dio e l'adempia.
In quanto al lavoro, faccia quello che le ordinano, come le ordinano, anche
se fosse il più umiliante e faticoso. Scelga sempre l'ultimo posto, ed
allora le diranno: venga più su ,'. Nell'animo ed in tutto il comportamento
deve considerarsi l'ultima di tutta la casa e di tutta la Congregazione. In
tutto e sempre la più rigorosa fedeltà a Dio ». O mio Gesù,
desidero soffrire ed ardere del fuoco dellamore in tutti gli avvenimenti della
vita. Sono tutta Tua, desidero inabissarmi in Te, o Gesù, desidero perdermi
nella Tua divina bellezza. Tu m'insegni, Signore, col Tuo amore, e penetri
nel mio intimo come un raggio di sole e trasformi le tenebre della mia anima
nella Tua luce. Sento bene che vivo in Te, come una minuscola scintilla ingoiata
dall'incalcolabile incendio, in cui ardi, o impenetrabile Trinità.
Non esiste una gioia più grande dell'amore di Dio. Già su questa
terra possiamo pregustare la felicità degli abitanti del cielo con una
stretta unione con Dio, misteriosa e talvolta inconcepibile per noi. Si può
ottenere la stessa grazia con la semplice fedeltà dell'anima. Quando
s'impadronisce di me un senso di svogliatezza e di noia per i miei doveri, rifletto
sui fatto che mi trovo nella casa del Signore, dove non c'è nulla di
poco conto, dove da quella mia azione di poco conto, eseguita con la mente rivolta
al cielo, può dipendere la gloria della Chiesa ed il profitto di più
di un'anima, e perciò nella vita religiosa non c'è nulla di poco
conto. Per le avversità che sto sperimentando, mi rendo conto che il
tempo della lotta non è finito, mi armo di pazienza ed in questo modo
vinco il mio avversario. Non cerco da nessuna parte la perfezione per pura curiosità,
ma penetro nello spirlto dì Gesù e considero le Sue azioni, come
sono descritte in breve nel Vangelo e, se anche campassi mille anni, non riuscirei
ad esaurire quanto in esso è contenuto. Quando le mie intenzioni non
vengono approvate anzi sono condannate, non me ne stupisco troppo; so infatti
che soltanto Iddio scruta nel mio cuore. La verità non perisce ed il
cuore ferito col tempo si tranqulllizza ed il mio spirito si fortifica nelle
avversità. Non sempre ascolto quello che mi dice il cuore, ma prego Dio
che mi dia luce; quando sento in me l'equilibrio, allora parlo di più.
Il giorno della rinnovazione dei voti. La presenza dì Dio ha inondato
la mia anima. Durante la S. Messa ho visto Gesù, che mi ha detto queste
parole: « Tu sei per Me una grande gioia; il tuo amore e la tua umiltà
fanno sì che abbandoni il trono del cielo e Mi unisca a te. L'amore pareggia
l'abisso che c'è fra la Mia grandezza e la tua nullità ».
L'amore m'inonda l'anima; sono immersa in un oceano d'amore; sento che sto svenendo
e mi perdo completamente in Lui. O Gesù, rendi il mio cuore simile al
Tuo, o meglio cambialo nel Tuo, in modo che riesca a sentire le necessità
degli altri cuori e soprattutto di quelli che soffrono e sono tristi; i raggi
della Misericordia dimorino nel mio cuore. Una sera, mentre camminavo nell'orto
recitando il rosario, giunsi al cimitero, scostai la porta e pregai per un momento
e poi chiesi loro interiormente: « Siete veramente molto felici? ».
Immediatamente udii queste parole: « Siamo felici nella misura in
cui abbiamo fatto la volontà di Dio ». E poi silenzio come prima.
Rientrai in me e pensai a lungo come faccio io la volontà di Dio e come
utilizzo il tempo che Iddio mi concede. Lo stesso giorno, quando andai a riposare,
venne da me di notte un'anima, mi svegliò bussando contro il comodino
e mi chiese di pregare. Volevo chiedere chi fosse, ma mortificai la mia curiosità
ed unii questa piccola mortificazione alla preghiera che offrii per lei. Una
volta andai a far visita ad una cara consorella ammalata, che aveva ormai ottantaquattro
anni e si distingueva per molte virtù e le domandai: « Lei, sorella,
sarà certamente pronta a presentarsi davanti al Signore? ». Mi
rispose che per tutta la vita si era preparata a quest'ultima ora e mi disse
queste parole: « L'età non affranca dalla lotta ».
Una volta che, prima del giorno dei defunti, andai al cimitero verso l'imbrunire,
il cimitero era chiuso, ma scostai un po' la porta e dissi: Care anime, se desiderate
qualche cosa, la farò volentieri per voi, per quanto me lo permette la
regola. E subito udii queste parole: « Fa' la volontà di Dio; noi
siamo felici nella misura in cui abbiamo fatto la volontà di Dio ».
La sera quelle anime vennero e mi chiesero preghiere. Pregai molto per loro.
Mentre la processione di sera ritornava dal cimitero vidi una moltitudine di
anime che venivano con noi verso la cappella e pregavano assieme a noi. Ho pregato
molto, poiché per questo avevo il permesso dei superiori. Di notte mi
venne a far visita di nuovo un'anima che avevo già visto in passato,
tuttavia quest'anima non mi chiese preghiere, ma mi fece dei rimproveri di questo
genere, dicendomi che una volta ero molto vanitosa e superba. « E adesso
intercedi tanto per gli altri, ma anche adesso hai ancora alcuni difetti ».
Risposi che ero molto superba e vanitosa, ma che mi ero confessata ed avevo
fatto la penitenza per la mia stupidità. Ed ho fiducia nella bontà
del mio Dio e se ora cado ciò avviene involontariamente e mai con premeditazione,
sia pure nella più piccola cosa. Però quell'anima cominciò
a farmi altri rimproveri: Perché non voglio riconoscere la sua grandezza?
« Che tutti mi riconoscono per le mie grandi imprese. Perché
solo tu non mi dai gloria? ». Fu allora che m'accorsi che in quella
figura c'era satana e dissi: « A Dio Solo è dovuta la gloria! Vattene
satana! ». E in un attimo quell'anima sprofondò in una voragine
orribile, inconcepibile a descrivere e dissi a quella miserabile anima che l'avrei
detto a tutta la Chiesa. È sabato e torniamo già da Cracovia a
Wilno. Durante il tragitto abbiamo fatto una sosta a Czestochowa. Mentre pregavo
davanti all'immagine miracolosa, sentii che sono gradìte... [il pensiero
è rimasto incompleto]